D&D n. 66 Il parto a domicilio in pratica | Formazione permanente per gli operatori della nascita - Scuola Elementale di Arte Ostetrica
"Il parto è salute quando madre e bambino possono vivere la nascita come un momento positivo della loro biografia dove i loro bisogni globali sono soddisfatti e dove possono integrare il loro futuro sviluppo psicosociale.
Sven Hildebrandt
Formazione permanente per gli operatori della nascita - Scuola Elementale di Arte Ostetrica

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D&D n. 66 Il parto a domicilio in pratica

Settembre 2009 - Si usa dire che nel parto a casa non si fa niente. Per contrasto all’assistenza in ospedale dove si fa molto. C’è chi accosta il fare all’aiutare. Quindi potrebbe suonare così: in ospedale la donna viene aiutata molto, a domicilio no, deve fare da sé.


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"L'assistenza tra il fare e in non fare" di Verena Schmid

Si usa dire che nel parto a casa non si fa niente. Per contrasto all’assistenza in ospedale dove si fa molto.
C’è chi accosta il fare all’aiutare. Quindi potrebbe suonare così: in ospedale la donna viene aiutata molto, a domicilio no, deve fare da sé.
In effetti l’assistenza ostetrica nel modello medico è operante, mentre quella del modello della midwifery è aspettante. Quella del modello medico rende inabile la donna di fronte a operatori tecnicamente abili, mentre quella del modello della midwifery la rende abile di fronte a operatrici diversamente abili.
Cosa caratterizza dunque l’assistenza al parto a domicilio da quella in ospedale?
Alcune differenze sono onnipresenti, mentre altre riguardano anche l’attuazione di un modello di assistenza non medico, bensì salutogenico.
In tutti i parti a domicilio, la donna si trova sul suo territorio ed è quindi protagonista dell’assistenza. Tutti i parti a domicilio che seguono le indicazioni della ricerca, sono liberi da interventi farmacologici, tecnici e strumentali con eccezione delle rarissime emergenze. Il fare dell’ostetrica è dunque un altro: non si esprime in gesti di assistenza sanitaria, bensì in gesti di sostegno e di facilitazione. Più che intervenire sulla donna partoriente direttamente, l’ostetrica interviene sull’ambiente, rendendolo idoneo e intimo, affinché la donna possa stare in apertura nel suo processo.
A domicilio a volte il fare è intrattenere gli altri bambini o il marito, cucinare, preparare il letto o altri angolini, rassicurare parenti e madri ansiose. A volte il fare è dormicchiare sul divano, seguendo il travaglio con l’orecchio trasmettendo alla donna la sensazione che tutto proceda bene.
Si esprime in un’attenta osservazione attraverso i sensi: vista, udito, odorato, tatto.
Si esprime in valutazione circolare, mettendo insieme tutti i fattori osservati.
Si esprime in problem solving e in processi decisionali in caso di intoppi.
Si esprime in relazione che favorisce l’apertura.
Si esprime in intuizione e nel suo ascolto e in molto altro ancora.
E’ un fare che può essere interpretato anche come non fare, un fare – non fare che crea quella base sulla quale la donna si può esprimere, le sue risorse possono emergere e può infine sentire l’esperienza della nascita come un suo risultato. Quindi nel parto domiciliare, meno fai e più aiuti.
In tutto questo non fare però c’è un’alta professionalità che non appare a prima vista, che però è importante e distingue l’assistenza dell’ostetrica da quella della Doula. La premessa è una profonda conoscenza delle dinamiche fisiologiche e la capacità di osservarle nel corpo e comportamento della donna insieme a una buona conoscenza della donna stessa e delle sue modalità di affrontare le situazioni impegnative. A questo si aggiunge la capacità di riconoscere, quando il processo fisiologico si blocca e saper scegliere il tipo di intervento adeguato. Anche in caso di bisogno, gli atti devono essere pochi, ma precisi.
Spesso questo tipo di assistenza viene visto come “intuitivo” e quindi classificato come irrazionale, soggettivo e incomunicabile.
I nuovi modelli di approccio circolare alla persona, come il cleanical reasoning, il problem solving, il processo decisionale, la valutazione con verifica circolare permettono invece di codificare razionalmente questa modalità e di apprenderla, rendendo le percezioni personali oggettive. Permettono di integrare le variabili personali e le costanti impersonali e giungere così a un’assistenza personalizzata e finalizzata ai bisogni della donna.
La personalizzazione dell’assistenza infine è un’altra importante caratteristica del parto domiciliare, possibile solo in contesti piccoli e decentrati, con il minor numero di operatori presenti compatibilmente con i bisogni, così come li consiglia l’OMS per i parti fisiologici.

Rubriche

  • EDITORIALE di Verena Schmid
  • ATTUALITÀ di Rosanna Sestito
  • AGENDA a cura di Amina Contin
  • ABSTRACT a cura di Verena Schmid
  • INVITO ALLA LETTURA a cura di Amina Contin

Servizi

  • UN CENTRO NASCITA... di Franca Marcomin
  • CATTURATA DALLA MAGIA DELLA NASCITA di Ilaria Ciofi
  • CRITERI PER LA CONDUZIONE OSTETRICA DEL PARTO FISIOLOGICO di Verena Schmid
  • PERCHÉ LE EMERGENZE A DOMICILIO SONO PIÙ RARE di Sonia Richardson
  • L’EUCARESTIA PER LA NASCITA di Isa Colombo
  • MAMMA E PAPÀ RACCONTANO di Federica e Paolo
  • IO E LORO di Maria Grazia Billone e Rosa Perazzola
  • PROCESSO DECISIONALE DI UN PADRE di Guido Solari
  • PARTORIRE IN ACQUA A CASA di Cornelia Enning
  • DOLORE E ANALGESIA A DOMICILIO di Schiatti Enrica
  • RIGOVERNARE LA PLACENTA di Gabriella Fois
  • IL FASCINO NASCOSTO DELLA REPERIBILITÀ di Giulia Minucciani
  • L'OSTETRICA E IL DENARO di Nicola Santin e Manuela D’Ambrosio
  • LA LAGUNA DEL PUERPERIO 60 - NASCERE IN UN “NIDO” di Nicoletta Salomon
  • NASCERE IN UN “NIDO” di Lucia Pozzi

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