D&D n. 65 Il parto a domicilio oggi | Formazione permanente per gli operatori della nascita - Scuola Elementale di Arte Ostetrica
"Il parto è salute quando madre e bambino possono vivere la nascita come un momento positivo della loro biografia dove i loro bisogni globali sono soddisfatti e dove possono integrare il loro futuro sviluppo psicosociale.
Sven Hildebrandt
Formazione permanente per gli operatori della nascita - Scuola Elementale di Arte Ostetrica

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D&D n. 65 Il parto a domicilio oggi

Giugno 2009 - Un ampia letteratura scientifica lo dice con chiarezza. Il numero delle donne indagate in queste ricerche è molto alto: 42.000 in Germania, 11.000 in America, 530.000 in Olanda, per nominarne solo alcune. L’evidenza c’è. Chi la ignora fa oscurantismo.


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"Donne e bambini ad alta salute" di Verena Schmid

Alcuni punti fermi sul parto a domicilio oggi ci sono:

  • è sicuro quanto, se non di più, di quello in ospedale per le donne a basso rischio o, come preferisco dire, le donne ad alta salute;
  • le donne sono più soddisfatte dell’esperienza e dell’assistenza;
  • l’assistenza ostetrica-specifica delle ostetriche è più sicura ed efficace dell’assistenza medica per le donne ad alta salute;
  • la continuità dell’assistenza è la forma più efficace di assistenza, che porta ai migliori outcome;
  • il parto a domicilio è un parto demedicalizzato a bassissimi interventi e altissima qualità.

Un ampia letteratura scientifica lo dice con chiarezza. Il numero delle donne indagate in queste ricerche è molto alto: 42.000 in Germania, 11.000 in America, 530.000 in Olanda, per nominarne solo alcune. L’evidenza c’è. Chi la ignora fa oscurantismo.
Potremmo dunque andare avanti, fare un passo oltre, cambiare gli occhiali con cui guardare al parto domiciliare. Forse è venuta l’ora in cui lasciar cadere le resistenze, i pregiudizi, i timori, i tabù, le immagini di arretratezza sul parto a domicilio e di dargli un posto paritario nelle offerte assistenziali come forma di assistenza moderna ed efficace.

Molte donne giovani cominciano a vedere il parto a domicilio come il vero progresso. Vi vedono una possibilità di tutela della propria integrità sia fisica che decisionale, una possibilità di empowerment. Sanno ormai che l’assistenza è qualificata, le ostetriche specializzate, esperte e disponibili. Sanno che le donne che l’hanno scelto, sono soddisfatte.
Sia donne che uomini che ostetriche si raccontano in questo numero, ascoltiamoli.

Si parla tanto dell’Olanda come modello e del suo 30% di donne che partoriscono ancora a casa. Sono certa che nel nostro paese raggiungeremmo velocemente la stessa percentuale, se adottassimo le stesse condizioni dell’Olanda: formazione di base delle ostetriche per il parto a domicilio, compreso il tirocinio, l’80% di ostetriche libero professioniste con capacità imprenditoriali, convenzionate con le assicurazioni, obbligo per gli studenti di medicina di fare un tirocinio con le ostetriche domiciliari, ottima collaborazione tra ostetriche e medici e con gli ospedali, ampia accettazione culturale, gratuità solo del parto a domicilio per le donne ad alta salute, mentre l’ospedale è a pagamento (in Olanda è gratuito solo se è presente un’indicazione medica per il ricovero). Ovunque in Europa si sono create condizioni simili, la percentuale del parto domiciliare è salita vertiginosamente, fino al 15-25%. Ancora queste realtà sono presenti a macchia di leopardo, ma dato che si tratta di un modello di assistenza efficace, cosa aspettiamo per sperimentarlo? Dato che il parto domiciliare valorizza la professionalità dell’ostetrica, cosa aspettiamo a inserirlo nella formazione di base delle ostetriche? Cosa aspettiamo ad offrire alle studentesse tirocini presso le libere professioniste che lo attuano? Cosa aspettiamo per convenzionarlo con il sistema sanitario nazionale e renderlo disponibile a tutte le donne e famiglie?

Certo, adottare il parto a domicilio come forma post moderna dell’assistenza ostetrica comporterebbe una serie di cambiamenti sostanziali:
• sarebbe necessario cambiare gli schemi di lavoro;
• bisognerebbe reintrodurre la continuità dell’assistenza per mezzo di una stessa persona;
• ci vorrebbe un riorientamento scientifico dalla patogenesi alla salutogenesi per creare nuovi ed efficaci riferimenti assistenziali e soprattutto ci vorrebbe la volontà delle ostetriche di impegnarsi nuovamente a fianco delle donne lungo tutto il percorso maternità.

Di questa ri-organizzazione infine profitterebbero tutte le donne, anche quelle con meno salute, perché l’ostetrica potrebbe restare loro vicina in ogni fase e sostenerle con continuità.
Una bella utopia?
Le basi ci sono per cominciare a lavorarci. Mettiamo dunque la testa fuori dall’acqua e cominciamo a guardare l’ostetricia con uno sguardo fresco, questo è l’invito di questo numero.

Rubriche

  • EDITORIALE di Verena Schmid
  • AGENDA a cura di Amina Contin
  • INVITO ALLA LETTURA a cura di Amina Contin

Servizi

  • IL PESCE NON VEDE L’ACQUA di Marsden Wagner
  • IL VALORE DEL RISCHIO di Alessandra Bortolotti
  • L’OSTETRICA CUSTODE DI UN’ARTE di Sara Veltro
  • IL GIUSTO AMBIENTE di Linda Moriana
  • DA DOVE NASCE UNA SCELTA? di Teresa-Lin Simonazzi De Lorenzo
  • PER ESSERE COCCOLATA... di Sara Arangio
  • LE MOTIVAZIONI DELLE OSTETRICHE di Manuela D’Ambrosio
  • PERCHÉ CAPISCI CHE NON TI BASTA PIÙ di Carmela Carpanzano
  • CRITERI DI SICUREZZA PER L’ASSISTENZA AL PARTO A DOMICILIO... di Verena Schmid
  • LA PROFESSIONALITÀ IN PRATICA di Manuela Palazzi
  • COMARE, LEVATRICE, OSTETRICA QUALE RUOLO NEL PARTO A DOMICILIO? di Verena Schmid
  • L’ALLEANZA TERAPEUTICA E LA RESPONSABILITÀ CONDIVISA di M. Chiara Terzulli e Rosa Perazzola
  • IL CONSENSO INFORMATO E IL PATTO TERAPEUTICO di Verena Schmid
  • LA BORSA DELLA COMARE di Paola Maria Lussoglio
  • UNA BASE SICURA di Marta Levada
  • SIRENE di Elisabetta Favaretti

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